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Nell’immaginario collettivo il fabbricato è ricordato dal popolo nolano quasi esclusivamente per la funzione assolta negli ultimi due secoli appunto come carcere mandamentale. In vero esso costituiva parte del più vasto Monastero di Santo Spirito, fondato nel XV secolo da una ricca vecchietta, dimorato da monache francescane di clausura. Il monastero, la cui estensione giungeva sino al palazzo dei Vivenzio, sull’insula del Salvatore, si presentava a pianta rettangolare con corte centrale, con un porticato perimetrale e con un vasto giardino delimitato a sud dalla cinta muraria della città. Esso si sviluppava su tre livelli di cui l’ultimo di copertura.
Al primo livello erano posizionati : la chiesa con il campanile, la sacrestia, il parlatorio, il refettorio; al livello superiore: i tre dormitori ripartiti in celle. All’indomani della soppressione, avvenuta il 6 luglio 1811 a seguito dei decreti del Murat del 1810, lo stabile fu acquistato per 1162,50 ducati da uno degli agenti demaniali che si occuparono della soppressione stessa, Francesco Monteforte, che lo destinò a diversi usi. Egli trasformò la casa conventuale in appartamenti di residenza, in teatro ( Teatro Santo Spirito successivamente denominato Bellini – 1813), in Giudicato di Pace e di Istruzione (1836) e cedette ai comuni del mandamento, per la realizzazione del carcere, la parte corrispondente alla chiesa, sagrestia e parlatorio (1836).

Evoluzione e restauro

Le trasformazioni realizzate dal Monteforte non sempre sono state documentate. Numerose aggiunte e modifiche architettoniche nel corso dei secoli e anche prima di divenire carcere, i recenti danni derivati dal sisma degli anni 80 hanno alterato notevolmente la struttura originaria. In particolare l’ex carcere, dismesso nel gennaio del 1969, per decenni ha versato in stato di abbandono.
Nel 2007, grazie a fondi europei e comunali, hanno avuto inizio i lavori di restauro architettonico del monumento. L’obiettivo dell’intervento è stato quello di rispettare l’evoluzione storico–architettonica, con il fine di salvaguardare sia le parti che presentassero valore di arte, sia quelle che costituissero testimonianza storica, valutando, sulla base di un’attenta indagine storica e sulle informazioni ottenute dal monumento stesso, le diverse stratificazioni aggiunte e superfetazioni presenti con eliminazione delle sole strutture che costituissero il risultato materiale motivato dal mero sfruttamento dell’edificio.
Le scelte progettuali, dunque, sono state volte al rispetto ed alla conservazione e al restauro degli elementi tipici delle funzioni dell’ex monastero e dell’ex carcere rendendo fruibili le parti appartenenti alle diverse epoche senza preferire le une alle altre.

Ritrovamenti

Nel corso dei lavori non sono mancate sorprese. In particolare un medaglione di stucco, presente in un ambiente ammezzato della struttura, conteneva un bellissimo affresco della Madonna in Trono con Gesù Bambino, datato 1400, nascosto per secoli da una patina di polvere e riportato alla luce con una certosina opera di restauro, oggi conservato presso il museo archeologico di Nola. Analogamente su di un infisso in legno presente nella navata della chiesa è stata rinvenuta una scritta di un detenuto, testimonianza della vita carceraria nel 1892, mentre in un angolo buio, sotto cumuli di calcinacci, sono stati rinvenuti alcuni libroni in cui venivano registrati i detenuti in ingresso e quelli in uscita, anch’essi recuperati sotto l’egida della soprintendenza archivistica. Molte altre testimonianze di storia, arte e architettura sono state riscoperte e valorizzate nel monumento.

 


  • Client: Comune di Nola (NA) - Italy
  • Skills: ,
  • Author Name: Maurizio Barbato
  • Author URI: http://www.mauriziobarbato.it
  • Release Date: November 2015