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La riqualificazione dell’antico borgo “Badia” in Domicella (AV) ha riguardato un’area urbana comprendente Via Raffaele Ferrante, su cui insiste il pregevole palazzo Siniscalchi, e ciò che rimane dell’antica chiesa abbaziale di S. Maria delle Grazie. Prima dei lavori l’area presentava numerosi elementi di degrado, i resti della chiesa, posizionata alle pendici della collina, erano praticamente sommersi da cumuli di terreno sciolto proveniente dalla collina stessa che non consentivano una lettura plano volumetrica del monumento. L’area oggetto di intervento si presentava in un desolante stato di abbandono ed era caratterizzata dalla presenza di sterpaglie ed erbacce che mal si conciliavano con una zona che si contraddistingue per la notevole valenza paesaggistica ed ambientale e per il notevole richiamo turistico in occasione delle manifestazioni estive.

Scelte progettuali

Le scelte progettuali hanno tenuto conto del territorio circostante e della valenza paesaggistica del luogo promuovendo un’operazione di restauro e riqualificazione dell’ambito urbano senza la creazione di nuovi volumi e nel rispetto delle tradizioni costruttive rilevate in situ.
L’intervento, iniziato nel 2009, si è articolato in due momenti significativi: una prima fase di pulizia e recupero dello spazio dell’antica chiesa abbaziale di S. Maria delle Grazie; una seconda fase che ha interessato l’invaso adiacente e lo stradone di accesso. Mano a mano che si procedeva con lo scavo le strutture nascoste riemergevano e con esse si percepiva gradualmente che il plano volumetrico che caratterizzava la chiesa di Santa Maria delle Grazie fosse più importante di quanto lo si immaginava.
Successivamente si è proceduto col restauro delle parti esistenti della chiesa e alla ricostruzione delle parti mancanti utilizzando il tufo materiale coerente con l’architettura del luogo e che consente al visitatore una lettura immediata degli interventi realizzati in tempi diversi. Si è proceduto poi al recupero funzionale dell’area di pertinenza  con l’obiettivo di un possibile utilizzo per manifestazioni culturali.

Cenni Storici

La chiesa di Santa Maria delle Grazie è sorta tra gli anni 1050/1100. Originariamente essa era sotto l’egida dell’Abazia di Santa Maria di Spelunca che aveva sede alle falde del vesuvio. Nel 1087 il Monastero di San Lorenzo di Aversa, aggregò Santa Maria di Spelunca, la Chiesa di San Salvatore in Valle, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie in Domicella e Sant’Angelo di Lauro con gli uomini e le pertinenze di esse. Nel 1090 a Santa Maria di Domicella c’è un Rettore che con il consenso dell’Abate di San Lorenzo amministra i possedimenti della chiesa.
La Chiesa nolana mal tollerava l’ampliamento dei possedimenti monastici in ambito diocesano e cercava in ogni modo di ottenere il riconoscimento della propria supremazia.
Nei secoli XIII-XV uno dei mali che afflisse la chiesa e, in particolare, la vita dei cenobi e delle abazie fu la Commenda. Proprio un abate commendatario nel 1513 rilasciò al poeta Giovanni Francesco Anysio, l’annuo censo di carlini 15 che, come beneficiato della Chiesa di Santa Maria delle Grazie in Domicella in signum subiectionis doveva pagare.  Successivamente gli venne assegnato il Priorato e il Monastero di Santa Maria delle Grazie di Domicella. Il poeta , molto legato a questo territorio, si occupò direttamente  della chiesa. Alcuni suoi versi costituiscono testimonianza dell’impegno economico  oltre che temporale profuso dall’Anysio per il restauro della chiesa stessa.
La chiesa era dotata di fonte battesimale “ben accomodato, con coppa lignea e un coperchio piano” per uso battesimale e per la conservazione degli oli santi. Alle spalle dell’altare maggiore vi era un affresco che ritraeva l’immagine della Madonna. Essa era dotata di un sacrario contiguo. Una delle cappelle laterali con altare era dedicata all’immacolata concezione “che ha un’icona indorata di oro” cappella concessa nell’anno 1606, un’altra era dedicata a san Salvatore. Più tardi, nel 1764, risultano esserci nelle cappelle laterali altari dedicati: alla Madonna dei sette dolori; a san Giuseppe; alla santissima concezione; sull’arco dell’altare maggiore bisognava “apporre una lampada che deve stare sempre accesa”.
L’Abbazia aveva un campanile, separato dalla chiesa da circa 100 passi, che fu gravemente danneggiato a seguito del terremoto del 26 luglio del 1806 e quindi abbattuto.
Agli inizi del 1800 le principali funzioni religiose del paese si tenevano nella chiesa di San Nicola e Sant’Andrea.
L’Abazia di Domicella fu soppressa nel 1813 con i decreti di Gioacchino Murat da quel momento la chiesa fu sotto l’egida della congregazione del Rosario. Probabilmente le suppellettili vennero trasferite presso la cappella della detta congregazione presso la chiesa di San Nicola e Sant’Andrea ove ancora oggi, nella sacrestia, è possibile ammirare l’acquasantiera con incisioni di Giano Anysio.
Il tempo e l’abbandono hanno gettato nell’oblio il monumento.